Di parco in parco: da Dora a Venaria

Difficoltà: Media
Distanza: 13,5 km
Durata: 3 ore
Accessibilità passeggini:
Fermata mezzi alla partenza: Linee 10, 11, 46, 49, 52, 67, 77 (Baldissera)
Fermata mezzi all’arrivo: Linea 11 e SFM (stazione di Venaria)

— Mappa completa dell’itinerario —

Dalla grande rotonda di piazza Generale Baldissera (militare dell’avventura coloniale italiana in Eritrea) entrate nel Parco Dora, che dall’inizio degli anni Duemila ha sostituito una vasta area occupata principalmente dai grandi stabilimenti delle Ferriere Fiat e della Michelin. L’area del parco che affaccia su piazza Baldissera e su corso Principe Oddone è quella di più recente apertura (2021) ed è dedicata a Lionello Venturi, docente universitario e antifascista. Proprio all’ingresso del parco si trova anche un ► memoriale con le lapidi di quattro partigiani uccisi nell’area della piazza tra il 26 e il 27 aprile 1945, quando, nel punto in cui vi trovate, c’era la vecchia stazione Dora e lo scalo merci con la diramazione per la ferrovia Torino-Ceres. Ora i binari passano diversi metri sotto i vostri piedi.

Salite la collinetta e proseguite verso l’area fitness e da lì attraversate il fiume Dora nell’unico tratto sopravvissuto della grande tombatura che lo aveva completamente nascosto per anni (qui si estendevano le Ferriere Fiat, attive dal 1917 al 1992) e continuate sulla sponda opposta, fino a incontrare via Livorno e il ► ponte in acciaio che nel 2011 ha affiancato il vecchio ponte (“Amedeo IX il Beato” è il nome ufficiale), ora pedonalizzato. Del passato industriale di quest’area racconta il progetto culturale Iron Park, i cui totem potete riconoscere qua e là per indicarvi le informazioni salienti. Attraversate via Livorno e proseguite lungo la sponda del fiume, fino alla passerella pedonale che vi permette di attraversare nuovamente. Prima di imboccare la passerella potete scorgere, verso il fondo del parco, la grande ► torre in cemento che serviva per il raffreddamento dell’acqua dello stabilimento Michelin. Scavalcato il fiume, si entra nella parte più iconica del parco, contraddistinta dall’enorme ► tettoia che è quanto resta di uno dei giganteschi capannoni delle Ferriere, quello cosiddetto dello “strippaggio”, ovvero «l’estrazione dei lingotti d’acciaio dallo stampo in cui vengono prodotti, effettuata mediante un pistone comandato idraulicamente per colpire vigorosamente la lingottiera» (Wikipedia). Questa grande superficie coperta, dove potrete vedere sportivi che giocano a pallacanestro, pallavolo o praticano lo skateboard, viene impiegata anche per grandi manifestazioni e festività religiose (come quelle del calendario musulmano).

Percorrete in lunghezza la tettoia e imboccate poi una scaletta per montare sulla passerella sopraelevata che vi permette di scavalcare via Borgaro e di avere un colpo d’occhio sull’area del parco e sulla sua estensione. Non potrete non notare, sull’altro lato della strada, la ciminiera trasformata in campanile e la struttura singolare della ► chiesa del Santo Volto, inaugurata nel 2006 nell’ambito della trasformazione complessiva dell’intero quartiere. Potete scendere dalla passerella e dedicare qualche momento alla visita dell’edificio. Proseguendo, attraversate l’ultima parte del parco, quella che si allunga su via Nole, e che termina con un edificio scolastico. Proseguite sul marciapiede fino a incrociare corso Potenza, attraversate e imboccate via Pianezza, percorrendola fino a incontrare una stazione di rifornimento. La ► palazzina isolata dall’aspetto antico che vedete dall’altro lato della piazza era lo snodo di diramazione dell’antico canale Ceronda, costruito nella seconda metà dell’Ottocento per servire la crescente industria cittadina.

A questo punto potreste decidere di attardarvi e di visitare un secondo luogo di culto, questa volta di origini antiche: la ► chiesa di Lucento, il cui campanile avete senz’altro visto svettare arrivando. Dal distributore alla chiesa sono appena duecento metri, proseguendo dritto oltre l’incrocio con semaforo. La chiesa, dedicata ai santi Bernardo e Brigida, risale alla metà del Quattrocento e divenne presto il fulcro della comunità del borgo di Lucento, subendo numerosi lavori di modifica e ampliamento, che coinvolsero anche l’architetto della corte sabauda Amedeo di Castellamonte.

Terminata la visita, tornate sui vostri passi fino al distributore di benzina e al diramatore del canale Ceronda. Sarà proprio il vecchio canale a permettervi di proseguire: a sinistra del distributore imboccate l’accesso al parco (un po’ nascosto nella via chiusa), seguite la passerella e imboccate il ponte. Vi accorgerete subito che non è moderno: si tratta infatti del ► ponte-canale che permetteva alle acque del canale Ceronda, provenienti dall’omonimo fiume presso Venaria, di scavalcare la Dora e servire una vasta porzione della città fino al quartiere Vanchiglia, prima di gettarsi nel Po.

Oggi il ponte serve a pedoni e ciclisti per raggiungere l’area verde di via Calabria. Seguite il percorso principale costeggiando il fiume, alla vostra sinistra appariranno le strutture del comando provinciale dei Vigili del Fuoco. Il rombo del traffico vi segnala infine che avete raggiunto corso Regina Margherita. Prendete a destra, attraversate di nuovo il fiume e continuate sul marciapiede fino al semaforo. Alla vostra destra, ormai nascosta dalla vegetazione, c’è l’enorme relitto dell’acciaieria ► Thyssenkrupp, divenuta tristemente famosa per l’incidente del 2007 in cui persero la vita sette operai. Attraversate qui il viale; sull’altro lato siete alla Pellerina, uno dei parchi più grandi della città – chiamato così familiarmente dal nome di una cascina ancora esistente ma fuori dal suo perimetro, mentre per gli atti ufficiali si chiama Parco Carrara, dal nome del docente torinese che fu tra i pochissimi universitari a rifiutare il giuramento di fedeltà a fascismo.

Imboccate la strada alberata che vi porta davanti alla ► Cascina Marchesa, di origini cinque-seicentesche e ora divenuta ristorante e centro per eventi. Svoltate a sinistra e seguite il percorso fino al ponte, che attraversate, entrando nella parte più “ricreativa” del parco, con chioschi e centri sportivi molto frequentati. Potete attraversare quest’area secondo il percorso che più vi piace, ma dovreste tendere a seguire a ritroso il corso della Dora, in modo da imbattervi in un ennesimo ponte, molto inarcuato, che dovete attraversare. Siete tornati nella parte più “selvaggia” della Pellerina. Proseguite davanti a voi, abbandonando definitivamente il fiume, che non incontrerete più. Il sentiero vi conduce sulle rive di uno dei laghetti del parco, e più oltre cercate l’imbocco della passerella ciclopedonale che scavalca corso Regina Margherita. Scesi dalla parte opposta, lasciate dietro di voi la Pellerina e continuate seguendo il percorso ciclabile fino alla fine, ritrovando via Pianezza.

Raggiungete l’incrocio con semaforo alla vostra sinistra e attraversate via Pianezza e poi corso Cincinnato per imboccare corso Molise. L’ampio corso Cincinnato è sede di un frequentato mercato rionale, che, se è giorno feriale, dovreste poter scorgere qualche centinaio di metri più avanti. Proseguite su corso Molise passando davanti al centro commerciale e più avanti a una parete decorata di ► murales, e arrivate in via Sansovino. Attraversate la strada ed eccovi entrati nel quartiere Vallette, edificato secondo un piano complessivo ma eterogeneo a partire dal 1958 come vero e proprio quartiere operaio per ospitare gli immigrati nelle fabbriche torinesi.

Attraversate il piazzale dei condominii alla vostra sinistra e raggiungete l’area verde alle loro spalle, proseguendo verso sinistra fino al chiosco bar che affaccia su via dei Gladioli. Da lì, poco più avanti sulla destra imboccate via delle Magnolie ed entrate nuovamente nei cortili dei palazzi popolari, perdendovi tra cortiletti e passaggi. Superate via dei Glicini e arrivate a viale dei Mughetti, l’arteria principale del quartiere. Continuate fino a ► piazza Eugenio Montale, dove si trovano la chiesa parrocchiale, il centro civico, la piazza del mercato e alcuni negozi all’interno di uno spazio commerciale al coperto. Le serrande abbassate però sono tante e l’aria generale in questo momento (estate 2022) è abbastanza dimessa, segno di un quartiere che resta ancora molto periferico.

Continuate attraversando l’isolato tra via delle Verbene e via delle Pervinche, sulle porte dei cui edifici risaltano le piastrelle colorate che indicano l’INA-Casa come costruttore di quest’area. Passate via delle Pervinche, attraversate ancora qualche cortile e arrivate in vista di corso Ferrara, all’altezza del Mercato ittico comunale. Siamo qui al limitare estremo della città; oltre si estendono i campi e la tangenziale. Passate sull’altro lato di corso Ferrara e proseguite verso il punto in cui il viale svolta bruscamente a sinistra; sulla parte esterna della curva si dirama una vietta che subito biforca. Prendete a destra e imboccate la via tra i campi; si tratta di una pista ciclopedonale, quindi relativamente tranquilla sebbene assolata, e purtroppo segnata da diversi abbandoni abusivi di rifiuti. La strada vi conduce attorno ai ruderi di un’antica cascina e da lì al complesso di ► Villa Cristina, antica villa poi trasformata in centro di cura e infine chiuso nel 2011. La pista ciclopedonale termina proprio davanti all’antico portale, da cui potete ammirare le fattezze dell’edificio.

Prendete la strada alberata alla vostra destra ed entrate nel comune di Collegno. Nonostante l’onnipresente rombo dei veicoli sulla tangenziale, se vi guardate attorno potete scorgere altre cascine e animali al pascolo. La strada sottopassa la tangenziale e sbuca nella frazione Savonera. Appena tornati in superficie svoltate a destra in via Marzabotto e percorretela interamente, poi a destra in via Staffette Partigiane fino alla rotonda. Qui attraversate la strada principale ed entrate a destra in via Guicciardini. Nuovo cambio di comune: ora siete a Venaria. Quasi al fondo del parcheggio di via Guicciardini inizia una pista pedonale che costeggia il terrapieno realizzato per nascondere (visivamente e sonoramente) la tangenziale. Percorrete tutta la pista, passando accanto al ► Teatro Concordia. Dopo l’area cani che trovate alla vostra sinistra, la pista sembra terminare nel nulla in una piazzola circolare, e di fatto sarebbe così… davanti a voi però si apre un sentiero tracciato dai frequentatori attraverso la boscaglia. Tranne l’ultima decina di metri abbastanza stretta è piuttosto agevole e vi permette di sbucare in via Parini che potete imboccare a sinistra per arrivare su corso Machiavelli a uno degli ingressi del parco “Salvo D’Acquisto”.

Per i passeggini è preferibile percorrere una strada alternativa (percorso B): dal Teatro Concordia tornate sulla strada principale (corso Puccini) e percorretelo verso destra fino all’incrocio con corso Machiavelli; svoltate a destra e seguite corso Machiavelli fino a incontrare via Parini.

Entrate nel parco, tenendovi a destra aggirate l’area del campetto da basket e imboccate il viale rettilineo che costeggia la scuola fino a uscire in via Leonardo da Vinci. Svoltate a sinistra, al primo incrocio a destra in via Leopardi, dove potete imbattervi nel mercato rionale, poi nuovamente a sinistra in via Dalla Chiesa. Qui potete indugiare tra le ► case popolari di primo Novecento, attraversando l’isolato fino a sbucare in viale Buridani, una delle arterie del centro di Venaria. Da qui proseguite su viale Buridani e percorretelo fino alla fine. Arriverete in piazza Vittorio Veneto, e il monumento ai caduti è il punto di arrivo di questo trekking. Andando verso destra trovate la stazione ferroviaria, da dove potete prendere la linea 11 per tornare a Torino oppure un treno del SFM (in questo momento – estate 2022 – il servizio è sospeso).

Se invece volete approfittarne, a sinistra imboccate via Mensa, strada divenuta ormai turistica per eccellenza con negozi e locali, che attraversa per intero l’antico borgo di Venaria e vi conduce alla Reggia sabauda, vero gioiello storico-architettonico che attira ogni anno centinaia di migliaia di visitatori.

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