Lungo il Po tra Sassi e il Valentino

Difficoltà: Media
Distanza: 12 km
Durata: 2,5 ore
Accessibilità passeggini: in larga parte sì, occorre superare alcune rampe di scale
Fermata mezzi alla partenza e all’arrivo: Linee 15 e 68 (fermata Cadore)
Trattandosi di un percorso ad anello, il punto di partenza può essere indicativo

— Mappa completa dell’itinerario —

Si parte da Ponte Sassi, aperto negli anni ’20, che divide Vanchiglietta (dove vi trovate) da Borgo Sassi. Subito imboccate Lungo Po Antonelli, con i grandi alberi che separano le vie tranquille dal corso del fiume. Percorrete la passeggiata fino a piazza Desiderato Chiaves, che individuate perché in sua corrispondenza si trova la passerella pedonale sul fiume. Il giardino della piazza è stato intitolato nel 2018 a Vito Scafidi, studente del liceo Darwin di Rivoli ucciso dal crollo di un controsoffitto della sua classe nel 2008. Da piazza Chiaves svoltate per prendere corso Chieti (la prima strada a sinistra avendo di fronte la piazza), che vi conduce a piazza Toti. Attraversate i giardinetti e imboccate, a sinistra, via Oropa. Siete qui nella parte più antica di Vanchiglietta, la parte più orientale del borgo Vanchiglia, che occupa l’area delimitata dal Po e dalla Dora, che confluiscono proprio non lontano dal Ponte Sassi. L’origine del nome “Vanchiglia” non è chiara, potrebbe fare riferimento ai salici qui presenti in gran numero in passato (vench in piemontese) oppure potrebbe essere di origine germanica (wald) per indicare un guado sui fiumi. Di sicuro fu questa una delle prime aree a vocazione industriale della Torino del XIX secolo e pertanto di immigrazione operaia.

Via Oropa termina su corso Tortona, dove svoltate a sinistra, dove tornate al fiume in corrispondenza del ponte di corso Regina Margherita, che attraversa il ponte con una sola unica campata in cemento e che sostituì nel 1970 il vecchio ponte ottocentesco, divenuto troppo stretto per il volume di traffico di questo asse nevralgico. Attraversate il grande slargo da sinistra: riattraversate Lungo Po Antonelli, che nel suo primissimo tratto è ancora una stretta via dell’Ottocento, e poi passate sull’altro lato di corso Regina Margherita proprio all’imboccatura del ponte, dove potete già vedere una parte degli allestimenti del Precollinear Park che rivedrete più tardi. Andate avanti seguendo il fiume e subito imboccate a sinistra la vietta in discesa, Lungo Po Machiavelli, che corre stretto tra gli eleganti palazzi affacciati sul fiume e le sponde più in basso, che sono anch’esse praticabili in questo tratto e che potete decidere se percorrere (non accessibile ai passeggini) in alternativa al passaggio alberato.

Lungo Po Machiavelli termina in una rampa di scale alla base della quale si trova il ► piccolo memoriale a un triste e recente episodio di cronaca che ha visto la morte di un giovane torinese, il cui volto è raffigurato nel murales alla vostra destra. Superate le scale eccovi in Lungo Po Cadorna; proseguite sempre lungo il marciapiede finché non vi si spalanca a destra ► piazza Vittorio Veneto, la più grande piazza porticata in Europa. A sinistra, invece, il ► ponte Vittorio Emanuele I, che a dispetto del nome fu voluto da Napoleone nel 1810 in sostituzione di quello medioevale, il più antico della città che scavalcasse il Po. Ora davanti a voi, invece di proseguire lungo il piano stradale, scendete la rampa che vi porta al piano dei ► Murazzi. Questo possente muraglione (da cui il nome) attrezzato con numerosi spazi di rimessaggio per le barche fu realizzato negli anni 30 dell’Ottocento sostituendo anche diverse abitazioni che erano sorte lungo il fiume, e i magazzini conservarono la loro funzione fino alla metà del Novecento. Il tratto a valle del ponte, dalla parte da cui siete arrivati, risale invece a fine Ottocento. Dopo alterne vicende e diverse fortune, questa parte dei Murazzi sembra stia ritrovando una sua vocazione come spazio per la movida e come sede di alcuni collettivi o gruppi, le cui espressioni ideologiche potete trovare in bella mostra un po’ ovunque, se fate bene attenzione.

Proseguendo, incontrerete due grandi scaloni che vi riportano al piano stradale: scartate il primo e imboccate il secondo, nei pressi della biglietteria per l’imbarco fluviale (inutilizzato ormai da tempo). Salirete proprio alle spalle del ► monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi e alla spedizione delle camicie rosse, che è posizionato proprio in corrispondenza, sull’altro lato di corso Cairoli, con via dei Mille. Proseguite ora verso monte e alla fine del viale troverete innanzi a voi l’►Arco monumentale all’Arma di Artiglieria che segna l’ingresso al parco del Valentino (e che interseca l’itinerario Da Porta Nuova a Cavoretto).
In alternativa, dal livello del fiume, per evitare le scale potete semplicemente proseguire dritto e la strada risale con una comoda rampa fino al medesimo punto (percorso B).

Da qui si inizia il ritorno per chiudere l’anello, perciò svoltate a sinistra e imboccate il ► ponte Umberto I, uno dei più fastosi della città con i quattro colossali gruppi di statue, due per imboccatura (che però furono aggiunti successivamente alla costruzione, nel 1907, perché la struttura era stata criticata come “troppo essenziale”). Proseguendo lungo l’asse del ponte, superato corso Moncalieri all’incrocio entrate in corso Fiume, che vi conduce attraverso una zona elegante di begli edifici di primo Novecento. Uno dei più notevoli è ► Villa Crimea, all’angolo con via Casteggio sul lato sinistro, un prezioso trionfo di architettura liberty. Quest’area è chiamata Borgo Crimea dal nome della piazza in cui giungete al termine del corso, dominata dal monumento che ricorda la spedizione dell’esercito piemontese che consentì di tessere gli accordi diplomatici e militari che agevolarono, nel 1860, la nascita del Regno d’Italia.

A sinistra del monumento imboccate via Bezzecca e tenendovi sulla destra dopo qualche decina di metri infilate la strada senza uscita che vi porta a una rampa di scale. Salendola arrivate in corso Lanza. Alzando la testa, tra gli alberi del clivo, vedete l’edificio giallino di ► Villa Scott, uno dei più affascinanti esempi di liberty dell’intera città, opera del famoso Pietro Fenoglio. La villa ha avuto anche un passato cinematografico, diventando il set di alcune scene del film horror Profondo Rosso di Dario Argento del 1974. Continuate a sinistra lungo corso Lanza fino all’incrocio con semaforo. (Per evitare le scale, è necessario proseguire su via Bezzecca fino al suo termine in via Giardino dove occorre svoltare a destra, per ritrovarsi dopo poco al medesimo semaforo – Percorso B).

Ora imboccate a sinistra l’unica strada in ascesa: la salita Club Alpino Italiano vi conduce, dopo due tornanti, al suggestivo affaccio del Monte dei Cappuccini, forse la vista più bella e nitida del centro città. Alle vostre spalle invece si innalza la ► chiesa di Santa Maria del Monte dei Cappuccini e l’annesso convento, edificati a partire dalla fine del Cinquecento. A sinistra del piazzale invece c’è l’ingresso al ► Museo della Montagna: il Monte, infatti, ospitò una sede del CAI nel 1874, che era stato fondato peraltro proprio a Torino dieci anni prima (da cui il nome della salita che avete percorso). Sulla destra, alle spalle dell’alta statua della Madonna, vi sovrasta in lontananza la collina di Superga con la basilica.

Scendete da dove siete saliti e poco prima dell’incrocio con semaforo prendete a sinistra in discesa (lungo via Gioanetti o sul sentiero ghiaioso, più ripido). Poco prima di arrivare sul lungofiume (corso Moncalieri), sulla destra appare via Bonsignore: imboccatela; al fondo vedrete il portico della ► Gran Madre. Raggiungetela, e aggirate la chiesa da sinistra. Costruita come simbolo della restaurazione dopo la caduta di Napoleone (come richiama l’iscrizione latina sopra il colonnato: La nobiltà e il popolo di Torino per l’arrivo del re), la Gran Madre faceva parte della grande scenografia voluta da Vittorio Emanuele I e poi da Carlo Felice e comprendente piazza Vittorio Veneto, dopo l’abbattimento dell’antica Porta di Po.

Sul lato sinistro della chiesa date un occhio alla vostra sinistra a ► via Monferrato, ora area pedonale, e che costituiva il primissimo tratto della strada per Casale Monferrato prima che venisse aperto l’attuale viale alberato (corso Casale, appunto). Proseguite salendo lungo via Villa della Regina, al fondo della quale vi si parerà davanti il cancello che immette nella ► residenza sabauda, voluta nel Seicento dal cardinale Maurizio di Savoia e poi usata come residenza di piacere da due consorti reali. Voltandovi vedrete la suggestiva infilata di via Villa della Regina che avete appena percorso, della mole della Gran Madre e alle spalle piazza Vittorio.

Ora con il cancello della villa alle spalle imboccate la seconda strada da destra, corso Lanza. Procedete fino alla mezza curva del corso e poi svoltate a sinistra in via Cardinal Maurizio. All’incrocio seguente prendete a destra via Asti. Il muraglione che costeggiate cinge l’area della ► Caserma Lamarmora, tristemente famosa durante l’occupazione nazista dopo l’8 settembre 1943 perché fu centro di detenzione e tortura di numerosi partigiani, oppositori e sospetti tali.

Procedete lungo via Asti fino alla solenne facciata del ► liceo Altiero Spinelli, un tempo istituto per le figlie dei militari – come del resto si comprende dall’evidente scritta in alto. Svoltate a destra, tornate in corso Lanza e girate a sinistra fino al semaforo. Qui immettetevi nell’area centrale di corso Gabetti e iniziate a scendere verso il fiume. Siete dentro il ► Precollinear Park, riconoscibile per il colore giallo e ricavato dalla vecchia sede tranviaria, dismessa nel 2017. Vedrete sedute, amache, installazioni varie e anche un’area cani. Le pensiline delle fermate (al fondo del viale arrivate alla vecchia fermata Borromini) raccontano la genesi del parco e illustrano le attrazioni presenti.

Dal parco tornate sul marciapiede e attraversate corso Casale, proseguendo dritto. Poco prima di imboccare il ponte, prendete a destra l’accesso al parco Michelotti, che segue il corso del fiume dalla Gran Madre a borgo Sassi. Lungo la passeggiata vi apparirà a destra, sull’altro lato di corso Casale, il ► motovelodromo intitolato a Fausto Coppi, attualmente in procinto di essere riportato agli antichi fasti dopo anni di scarso utilizzo. Il “campionissimo” è ricordato nel ► monumento poco più avanti, che fronteggia una delle estremità della passerella che conduce a piazza Chiaves, dove siete passati prima. Proseguite dritto lungo l’argine e vi apparirà la graziosa forma del ► santuario di Madonna del Pilone, costruita nel Seicento sopra un pilone votivo dove sarebbe avvenuto un evento miracoloso. La chiesa dà il nome a questo rione, le cui case più antiche sono quelle che si allungano su corso Casale proprio a partire dall’edificio sacro, e di cui potete scorgere la parte posteriore proseguendo nel viale del parco.

Qualche centinaio di metri più avanti, in prossimità di Ponte Sassi, il viale si biforca: prendete la rampa a salire. Arriverete nella piazzetta Alberto Pasini. Andate a destra fino all’attraversamento pedonale, passate dall’altra parte dove c’è un grande negozio di giocattoli, prendete a destra e poi subito a sinistra su corso Casale. Siete entrati in borgo Sassi. Percorrete la strada fino a largo Casale, dove a sinistra non potrete non notare il ► rivo che mormora e che corre diagonalmente sotto lo spiazzo. Prima che lo slargo assumesse l’aspetto attuale qui l’antica strada oltrepassava il ruscello su un ponte chiamato Ponte Barra, che dà ancora il nome a questo angolo di città.
Seguite l’andamento a sinistra di corso Casale, percorrete la breve discesa e arriverete nel grande piazzale che costituisce lo snodo di Sassi: sulla destra inizia la Statale 10 (che termina il suo viaggio 375 km più in là, in Veneto) e si trova la ► stazione di valle della ferrovia a cremagliera per Superga, inaugurata (all’epoca con trazione a fune) nel 1884.

Proseguite seguendo corso Casale attraversando il semaforo e passando accanto al chioschetto-bar. Appena lasciato l’incrocio, a sinistra dietro una siepe si dirama una vietta in lieve discesa, strada del Cimitero di Sassi. Prendetela e percorretela fino in fondo. Passerete davanti al suggestivo ingresso del ► cimitero del borgo, con un’atmosfera eccezionalmente raccolta nonostante il traffico degli stradoni vicini. Arrivati al termine della strada, che coincide con l’angolo del muraglione del camposanto, svoltate a sinistra e rientrate nel parco Michelotti. Proseguite lungo la passeggiata fino a incrociare ancora una volta ponte Sassi. Una rampa o una serie di gradini vi riportano sul piano stradale da cui potete imboccare il ponte: una volta sull’altra sponda avete chiuso l’anello.

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