Difficoltà: Facile
Distanza: 8,5 km
Durata: 2 ore
Accessibilità passeggini: sì
Fermata mezzi alla partenza: Linee 29 e 32 (fermata Martinetto) – Linea 71 (fermata Moncenisio)
Fermata mezzi all’arrivo: Linee 10, 15, 33, 58, 91 (fermata Politecnico)
— Mappa completa dell’itinerario —
Dalla partenza potete osservare dall’alto il ► sacrario del Martinetto, quanto resta del grande edificio del Tiro a segno nazionale all’interno del quale, durante la Seconda guerra mondiale, vennero fucilato numerosi oppositori politici e partigiani dalle squadre nazi-fasciste. La lapide all’interno del sacrario ricorda 59 nomi di vittime. Se l’area è aperta potete concedervi una breve visita, altrimenti imboccate corso Svizzera e subito in piazza Perotti (dedicata proprio a uno dei comandanti partigiani fucilati al Martinetto) svoltate a sinistra in via Cibrario e subito a destra in via Locana. Siete entrati nel cuore del quartiere Campidoglio e subito ne respirate le caratteristiche: le strade strette e acciottolate, le case basse e soprattutto le numerose opere d’arte murali che compaiono qua e là sulle facciate o alle finestre. Il progetto nato e sostenuto da un’associazione locale ha costruito un vero e proprio museo, chiamato MAU – Museo d’Arte Urbana (www.museoarteurbana.it) e conta più di una cinquantina di opere, quasi tutte indicate con una placchetta e un QR-code informativo.
L’area ricompresa nel MAU corrisponde al nucleo antico del quartiere (vedi mappa qui in basso) e si gira molto agilmente a piedi. Gli itinerari possono essere del tutto liberi, qui se ne propone uno: da via Locana proseguite fino al primo incrocio e svoltate a sinistra in via Musiné, poi ancora a sinistra in via Fiano e a destra in via Rocciamelone. Al numero 7 della via trovate la sede centrale del Museo che è anche spazio d’arte. Arrivate al fondo e vi trovate davanti la grande ► chiesa di Sant’Alfonso, costruita a fine Ottocento da un allievo di San Giovanni Bosco. Prendete a destra via Netro – fate caso in alto attorno a voi alle opere alle finestre e sui frontespizi dei palazzi – svoltate in via Balme e arrivate all’incrocio con via Corio, dove svolterete a sinistra, sbucando in piazza Risorgimento. La piazza è abbastanza anonima ma potete curiosare negli mini-orti urbani allestiti in un angolo dello spazio.
Sul lato destro della piazza prendete via Digione e al secondo incrocio svoltate a sinistra su via Giacomo Medici, che vi conduce fino a piazza Bernini. Qui siete al confine: alle vostre spalle Campidoglio, davanti a voi Cit Turin, la “piccola Torino” – anzi, “piccolo Torino” perché in piemontese il nome della città è maschile. Il quartiere, sviluppato soprattutto dal XIX secolo, è elegante e di pregio e situato alle spalle della stazione Porta Susa, ma quest’area è abitata fin dai tempi pre-romani. Per proseguire dovete portarvi dalla parte diametralmente opposta della piazza, sulla stessa direttrice di via Medici, pertanto è indifferente per quale lato scegliete di attraversarla. Vale la pena, in ogni caso, dare uno sguardo, sulla sinistra, all’edificio giallino sede della ► facoltà di Scienze motorie dell’Università e, oltre corso Tassoni, a un ► edificio di moderna costruzione sulla cui cima svetta un albero.
Sull’altro lato di piazza Bernini via Medici diventa via Duchessa Jolanda e vi offre una parata di splendidi edifici in stile liberty o in stile eclettico: in particolare i civici 25, 19 e 17. Quando arrivate all’incrocio con via Giacinto Collegno, oltre a notare sull’angolo a destra l’indicazione con i nomi delle vie che è essa stessa un’opera d’arte e parte integrante dell’edificio, potete compiere una breve deviazione a destra, arrivare in via Susa dove svolterete di nuovo a destra per fermarvi al civico 33 ad ammirare lo splendido scorcio tra i due edifici (che meritano peraltro un’occhiata essi stessi). Tornate su via Duchessa Jolanda e proseguite fino alla piazza, dove potreste imbattervi nel mercato quotidiano che qui si tiene. La piazza è intitolata al filantropo Luigi Martini, ma è da tutti conosciuta come ► “piazza Benefica” perché proprio Martini fondò, nell’isolato tra via Susa e via Principi d’Acaja che si affaccia sullo slargo, la Casa benefica per i giovani derelitti, che fu poi completamente distrutta dai bombardamenti nel 1942. Sul lato sinistro si erge la ► chiesa di Gesù Nazareno, in stile gotico toscano.

Prendete a destra via Principi d’Acaja e proseguite quando diventa via Giovanni Falcone e poi via Paolo Borsellino. Vi troverete a passare tra il parco dominato dal nuovo grattacielo di Intesa Sanpaolo e il palazzo di giustizia, area che ha preso il posto della caserma Pugnani e Sani, costruita nell’Ottocento e demolita negli anni Settanta. Oltrepassato corso Vittorio Emanuele, costeggiate le muraglie delle ► Nuove, le carceri costruite nel 1870 e che furono teatro durante la Seconda guerra mondiale di violenze e torture da parte delle SS e ospitarono numerosi oppositori e partigiani. Su via Borsellino si trova l’ingresso del museo che permette di esplorare gli spazi e la storia del più famoso carcere cittadino (www.museolenuove.it).
Al primo incrocio, svoltate a destra in via Nino Bixio. È questa un’area di recente trasformazione e che ancora sta cercando una identità precisa, come notate dallo stato “provvisorio” del grande parcheggio e da un vago senso di periferia pur essendo in centro. Al successivo incrocio svoltate a sinistra ma non disdegnate i murales dipinti a nuovo sul muraglione. Oltre ai complessi residenziali di recente costruzione (anche se tormentati da un po’ di incuria), sul lato sinistro vedete una delle nuove destinazioni di questa parte di città: l’edificio bianco inciso da tagli è l’► Energy Center del Politecnico, e alle sue spalle si trovano le residenze universitarie nate per ospitare appunto in particolare gli studenti iscritti alle facoltà di ingegneria.

Percorrete la breve area pedonale che termina in corso Ferrucci, che imboccate verso sinistra. Proseguite per un lungo tratto costeggiando le spalle della vasta area comprendente Politecnico e Officine Grandi riparazioni (oggi sede culturale e di eventi), tra cui la centrale elettrica camuffata da grandi pannelli lamellari ricurvi. Corso Ferrucci termina in corso Mediterraneo e davanti a voi c’è la Crocetta, ma non ci si entra subito: attraversate il viale e proseguite su corso Mediterraneo a destra. Nella piazza più avanti (che è un grande incrocio stradale) potete soffermarvi ad ammirare l’► opera d’arte di Mario Merz “Igloo”, che rientra nel grande rinnovamento di questa area seguita alla copertura della ferrovia e al ricongiungimento delle due porzioni prima divise. Alle vostre spalle invece si trova la ► chiesa di Santa Teresa di Gesù Bambino, del 1958, con un curioso campanile a ciminiera e il tetto a linee spezzate.
Proseguite sul corso, che curva fino a sfociare in largo Orbassano, snodo in cui si congiungono numerose direttrici. Potete ora allungarvi un poco per ammirare l’altra opera d’arte contemporanea che ha segnato il rinnovamento di questa parte di città: attraversate lo slargo tenendovi sul lato destro e troverete dei giardinetti intitolati a Simon Wiesenthal, scrittore austriaco di origine ebraica, sopravvissuto alla Shoah. Qui si trova l’► opera in mattoni dell’artista danese Per Kirkeby, inaugurata nel 2005.
Da qui potete collegarvi al percorso Da Piazza d’Armi a Mirafiori antica.
Tornate sui vostri passi, attraversate corso Duca degli Abruzzi e prendete a sinistra corso Alcide De Gasperi, che incide diagonalmente il cuore della Crocetta più residenziale. È questa una strada punteggiata di bei negozi, che quasi al suo termine si apre nello slarghetto in cui si tiene parte del ► mercato di quartiere, uno dei più famosi della città. Per proseguire l’itinerario bisogna, se il mercato è allestito, infilarsi tra le bancarelle e imboccare vicolo Crocetta, lo stretto passaggio diagonale a destra, che vi porta fino a piazza Cassini, dominata dalla mole della ► chiesa parrocchiale del quartiere, costruita a fine Ottocento in stile tardo bizantino e romanico. All’angolo con vicolo Crocetta si trova invece la ► chiesetta originale, del 1618, che faceva parte del convento dei frati Trinitari edificato sulle rovine di un vecchio castello.

Attraversate corso Einaudi e proseguite davanti a voi in via Galliano. Siete nella Crocetta più “chic”, quella dei villini e delle ville costruite a seguito della lottizzazione della piazza d’armi nel primo Novecento. A questi edifici lavorarono i maestri del liberty piemontese tra cui Pietro Fenoglio, ma come potete osservare gli stili architettonici variano dal neogotico a costruzioni più moderne. L’atmosfera qui cambia completamente e anche i suoni della città si perdono, grazie alla vasta area pedonale che è stata ricavata tra queste vie. Osservate le architetture attorno a voi mentre proseguite su via Galliano fino a incrociare corso Duca d’Aosta. Svoltate a destra, e poi a sinistra in corso Galileo Ferraris. Sullo fondo, sopra gli alberi, potete scorgere la statua di Vittorio Emanuele II posta sulla sommità del monumento a lui dedicato. Al secondo incrocio più avanti si apre uno slarghetto da cui diramano corso Trieste e corso Montevecchio. Nel mezzo si trova il ► monumento a Galileo Ferraris, scienziato piemontese (nacque nel 1847 a Livorno in provincia di Vercelli, che per questo divenne poi Livorno Ferraris) scopritore del campo magnetico rotante. La statua fu realizzata nel 1903 e inizialmente era posta in piazza Castello, accanto a Palazzo Madama sul lato in cui ora si trova il monumento ai Cavalieri d’Italia, e fu poi trasferita qui nel 1928.
Prendete corso Trieste a sinistra del monumento e percorretelo tutto fino ad arrivare al termine dell’itinerario, in piazza Duca d’Aosta, che fronteggia l’ingresso principale del Politecnico ed è segnata dalla solenne ► statua al Fante d’Italia, realizzata nel 1961.











