Da Porta Nuova a Cavoretto

Difficoltà: Media
Distanza: 8,5 km
Durata: 2,5 ore
Accessibilità passeggini:
Fermata mezzi alla partenza: Metropolitana – stazione Porta Nuova
Fermata mezzi all’arrivo: Metropolitana – stazione Bengasi

— Mappa completa dell’itinerario —

Dalla stazione di Porta Nuova prendete corso Vittorio Emanuele II, costeggiando il confine del quartiere San Salvario. Su via Sant’Anselmo potete proseguire dritto oppure svoltare a destra (percorso B) fino all’incrocio successivo, prendendo a sinistra via San Pio V davanti allo splendido edificio della ► sinagoga, inaugurata nel 1884 dopo la cessione alla città di quella che stava diventando la Mole Antonelliana e che per le ambizioni di Antonelli era ormai troppo “appariscente” per la comunità ebraica. Prendendo a sinistra via Principe Tommaso tornate su corso Vittorio proprio all’ingresso del ► tempio valdese, principale sede della peculiare comunità protestante – attiva fin dal medioevo soprattutto in Val Chisone – e aperto nel 1851 all’indomani dei diritti concessi dallo Statuto albertino.

Superate corso Massimo d’Azeglio e costeggiate il confine del parco fino all’► arco monumentale, dedicato all’Arma di Artiglieria ed eretto nel 1930 per l’anniversario della battaglia del Piave. Da qui potete svoltare a destra ed entrare nel parco del Valentino, uno dei più rinomati e frequentati della città e sicuramente quello più elegante, con i prati all’inglese, i chioschi sul fiume e i locali notturni disseminati qua e là tra gli alberi. Seguite la strada carrabile tenendo sempre a vista il Po. Più avanti vedrete da una parte la sede di una delle società di canottaggio che pullulano su questo tratto di fiume e dalla parte opposta le scuderie della polizia a cavallo. State passando accanto al ► castello del Valentino, residenza suburbana dei Savoia fin dalla fine del ‘500. Quella che si vede in mattoni grezzi è, in effetti, la facciata principale dell’edificio originario, a cui solo nel Seicento furono aggiunte i due corpi simmetrici che andarono a formare il cortile verso la città.

Proseguendo per altri duecento metri nel verde, abbandonate il viale asfaltato e imboccate la passeggiata tra i chioschi a riva di fiume. A poca distanza vi apparirà la torre d’ingresso del ► Borgo medioevale, splendido compendio ottocentesco dell’architettura medioevale in Piemonte: fu infatti costruito nel 1884 per l’Esposizione generale italiana. Potete indifferentemente scivolare a sinistra costeggiando il borgo oppure entrare dal ponte levatoio e perdervi in un bizzarro salto nel tempo. Non perdete la fontana con l’albero di melograno in ferro battuto, nella piazzetta davanti alla Rocca.

Superato il Borgo, prima che la strada imbocchi l’arco sotto il ponte, prendete la rampa a destra che vi riporta sul viale soprastante, dal quale potete avere uno scorcio del tranquillo ed elegante quartiere racchiuso tra corso Dante e il fiume. All’imbocco del ponte Principessa Isabella, sulla vostra destra verso il basso non potete non vedere la sezione di un vero ► sottomarino, che fa parte della sede dell’Associazione Marinai d’Italia. Si tratta di quanto rimane dell’Andrea Provana, che fu varato nel 1918 e che servì principalmente come mezzo di addestramento per i cadetti dell’accademia navale. Dal 1928, subito dopo essere stato messo a riposo, fu trasportato a Torino.

A metà del ponte, invece, guardando a sinistra, è possibile ammirare l’inquadratura del fiume che corre tra gli alberi, da cui spuntano i tetti aguzzi del castello del Valentino e la Mole Antonelliana. Se la giornata è tersa, sullo sfondo si riconosce l’imponente massa del Monte Rosa.

Imboccate a destra corso Moncalieri, e dopo poche decine di metri abbandonatelo tenendovi a destra su corso Sicilia. Percorrete questo tratto verde tra gli impianti sportivi e le spalle delle case che formano il nucleo originario del borgo Pilonetto, così chiamato per la presenza di un pilone votivo poi demolito proprio per la costruzione di corso Sicilia. Proseguite dritto anche al successivo incrocio con rotonda, evitando viale Dogali, oltrepassate corso Monterotondo e costeggiate i campi del CUS Torino, fin dove corso Sicilia termina in un piazzale. Svoltate a sinistra in via Villa Glori, o in alternativa attraversate il piazzale e aggirate il caseggiato attraversando i giardinetti dedicati a Gianni Rodari. Vi troverete di nuovo in corso Moncalieri, dove al semaforo dovete imboccare via Sabaudia, da dove inizia la salita verso Cavoretto. Percorrete la via osservando i graziosi villini che occupano la valletta e laddove la strada principale ha una svolta imboccate invece a destra la Strada comunale di Cavoretto. Poche decine di metri più avanti, dove la strada ha una debole curva, sulla destra parte una ripida rampa di scale. Imboccatela o, in alternativa, proseguite lungo la strada (percorso B). Al termine della salita arriverete in una piazzetta con rotonda: siete all’imbocco del borgo di Cavoretto.

Se si prova a dimenticare di essere a Torino, sembra un piccolo paese sulle colline, con tutti i suoi piccoli servizi essenziali davanti a voi. E infatti Cavoretto fu comune autonomo dal 1806 al 1889. Sulla vostra destra, il monumento ai caduti. Proprio da qui dovete proseguire, imboccando subito dopo via San Rocco, in salita tra le case della borgata. All’incrocio successivo prestate uno sguardo alla ► cappella e proseguite a destra, notando poco più avanti (di spalle rispetto alla salita) il portale che espone la data 1768, fin quando la via arriva al culmine in corrispondenza di un bivio. Prendete a destra in salita ma tenete a mente l’incrocio perché ci ripasserete più tardi. Salite fino al successivo incrocio dove svoltate a sinistra, trovandovi nel parcheggio del Parco Europa.

Il parco fu aperto nel 1954 ma divenne noto con il centenario dell’Unità d’Italia, quando una comoda ovovia partiva dall’attuale campus ONU e saliva fin qui, scavalcando il Po e i 120 metri di dislivello. L’impianto poteva trasportare fino a 700 passeggeri l’ora, ma presto cadde in disuso e fu smantellato. La stazione di arrivo è ancora visibile nella parte bassa del parco. Dalla terrazza invece si gode un magnifico panorama della zona sud della città e delle montagne, dal Monviso fino all’imbocco della Valsusa, proprio di fronte a voi. Scendendo i gradini, a destra c’è una piccola terrazza da cui è possibile vedere anche il centro storico fino alla periferia nord. Fate caso al contrasto tra il silenzio che domina nel borgo di Cavoretto e il brusio della metropoli che sale dalla parte del belvedere.

Dopo esservi goduti il parco, purtroppo un po’ trascurato (le grandi fontane sono asciutte ormai da tempo), riprendete a ritroso la strada che avete fatto per salire e al bivio proveniente dalla cappella di San Rocco citato prima imboccate invece il ramo in discesa (non quello da cui eravate saliti). Passate accanto alla ► chiesa di San Pietro in Vincoli e attraversate la piazzetta dall’atmosfera molto paesana, imboccando a destra strada Santa Lucia, che dovrete percorrere tutta senza mai deviare. La strada scende abbastanza ripidamente e vi sembrerà quasi inaspettato raggiungere in poco tempo di nuovo corso Moncalieri. Dietro gli alberi, durante la discesa, non potrete non notare la mole vetrata del grattacielo della Regione. Al semaforo attraversate il viale e imboccate la passerella ciclopedonale che scavalca il Po. Costeggiate la recinzione del ► campus ONU e prendete la seconda passerella che vi permette di attraversare in sicurezza corso Unità d’Italia, entrando nell’area di Italia 61, gli edifici costruiti per il centenario dell’Unità nazionale. Attraversate l’area parcheggio e costeggiate sulla sinistra il ► Palazzo a vela, famoso per la sua colossale copertura autoportante alta 23 metri. Originariamente era un palazzo per le mostre, ma in occasione delle Olimpiadi invernali del 2006 fu trasformato per ospitare il pattinaggio di figura e lo short track. Attualmente (estate 2021) è la sede di una società di pallacanestro cittadina.

Oltrepassando il Palavela potrete scorgere il ► laghetto di Italia 61, su cui si erge quanto rimane della monorotaia che collegava il Palazzo del Lavoro – che vedete sullo sfondo – con il terminal posto non lontano dal Museo dell’Automobile e ora sede di un’associazione che assiste le famiglie dei piccoli ricoverati nell’area ospedaliera. Costeggiate le acque, oltrepassate la piattaforma della monorotaia (è possibile salire) e prendete a destra lungo via Ventimiglia, ammirando – per quanto possibile – il monumentale abbandono del ► Palazzo del Lavoro, progettato da Pier Luigi Nervi e Giò Ponti e da lunghi anni rimasto senza una destinazione.

Continuate su via Ventimiglia superando l’incrocio con corso Maroncelli, finché all’incrocio successivo la via termina al confine con il comune di Moncalieri. Imboccate a destra via Corradino e dopo un centinaio di metri entrate in piazza Bengàsi (o Bèngasi, come piace chiamarla ai torinesi), proprio davanti alla stazione della metropolitana.

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